L’evoluzione della politica comune della pesca nel mar Mediterraneo

Uno studio che ha analizzato l’evoluzione storica, lo stato attuale e le prospettive future della politica europea della pesca per il Mediterraneo; in ragione delle peculiari criticità del Mediterraneo e della necessità di stabilire una governance della pesca si sono analizzati i possibili scenari giuridici e politici nei quali dovranno agire l’Unione europea e i suoi Stati membri al fine di garantire una gestione sostenibile e razionale delle risorse. Lo studio ha analizzato la documentazione pubblicamente consultabile riguardo l’azione dell’Unione europea in materia di pesca nel Mediterraneo evidenziando come, fino al 1990, l’attenzione verso questo tema sia venuta esclusivamente dal Parlamento europeo che, in numerose Risoluzioni, ha richiamato la Commissione e il Consiglio ad assumere una iniziativa. Lo studio ha preso anche in considerazione le prospettive future di una possibile nuova “governance” della pesca nel Mediterraneo in rapporto a diversi aspetti: l’esistenza di numerosi accordi internazionali che hanno rilevanza sulla materia, in particolare la Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare (1982) e i successivi accordi ONU e FAO; la progressiva istituzione anche nel Mediterraneo delle Zone economiche esclusive; i nuovi orientamenti europei relativi alla realizzazione di una politica marittima integrata, di una pianificazione dello spazio marittimo e, da ultimo, della cosiddetta “blue economy”. La conclusione dello studio è stata che, di fronte a un quadro così complesso e in continuo divenire, i singoli stati membri dell’Unione europea rivieraschi del Mediterraneo, come l’Italia, debbano rivendicare il diritto e la possibilità d’incidere sulle decisioni che vengono assunte a Bruxelles che hanno incidenza sul settore ittico nazionale e di rappresentare gli interessi italiani, non solo a livello del Consiglio dei ministri, ma anche nei gruppi di esperti e nelle sedi dove ha diritto a partecipare, come nel caso della CGPM.



